
gia da un po di tempo Alixir questi nuovi prodotti mi giravano intorno, nel week end appena passato ho avuto la possibilità non solo di testarli ma di parlare con gli ideatori di questi nuovi cibi, forse come tutti sapete alixir è un marchio barilla, dunque i padri sono gli uomini mktg, il cui direttore è Eugenio Perrier, il Product developer Manager Pietro De Albertis (coordinato a centri ricerca sparsi nel globo), per la parte grafica/comunicazione lo studio inglese di Richard Williams della Williams Murray Hamm. …in ogni caso si è discusso della percezione della nuova linea, di come sia difficile penetrare il mercato, è la diffidenza verso il nuovo o mi domando il fatto che leggere ad esempio trattato con alcool etilico, forse mette una certa ansia? per nn parlare degli altri ingredienti creati ad hoc in laboratorio… tra l’altro su tutti i prodtti c’è glutine e sappiamo bene quanta gente oggi soffre d’intolleranza i così detti celiaci … insomma un nuovo prodotto venduto come fantasticamente innovativo fermo forse con la mente agli alimenti anni ‘90 tipo misura etc…
in sostanza, non so se qualcuno di voi li ha gia assaggiati o meno, in ogni caso vi posso dire con franchezza che il gusto me gusta … però se vado a vedere gli ingredienti, alcuni dei quali creati in laboratorio, allora li passa un po la voglia, come qualcuno mi suggerisce, oggi tutti vogliono il prodotto bio, a londra spopola la parola organic … una mia carissima amica, e nn solo lei ha deciso di farsi portare la spesa di frutta, verdura e formaggi, salumi direttamente a casa dal produttore, esatto dal contadino, la così detta spesa sociale che oltre che essere a domicilio ti arriva certificata per essere sicuri su provenienza e eventuali trattamenti (che essendo bio al 100% non hanno) … insomma se questa è la reale situazione attuale, ovvero voglio solo la mela appena colta, come faccio a pensare che qualcuno possa davvero voler mangiar dei cibi che sono composti da elementi naturali+chimici? Chi ha lavorato ai prodotti lo ha fatto col cuore e questo traspare dai loro discorsi, abbiamo creato questo perchè viviamo in un mondo frenetico in cui difficilmente riusciamo ad avere una “dieta” equilibrata, siamo sempre di corsa, stressati, se magari proviamo ad integrare elixir con quello che mangiamo quotidianamente magari riusciamo a sistemare i nostri valori … questa è un po la filosofia che è alla base del progetto, peccato però che questo non appaia così lampante ai consumatori che in prima battuta leggono, prodotto fighetto, chimico al 100% con aglio aggiunto e costo eccessivo … insomma forse è proprio il prodotto ad esser sbagliato non il marketing o la comunicazione … detto questo provate e ditemi la vostra
un grazie infine agli organizzatori di questo week end, quindi lo staff barilla & ninjamarketing … un saluto a tutti i partecipanti, è stato un vero piacere ritrovare vecchi amici alias simone, luca e fare nuove conoscenze, ethel, stefano, lele & fabio
luisa scrive:
1 Aprile 2008 @ 11:01Probabilmente il target di riferimento x questi prodotti è una persona consapevole e con una buona disponibilità economica. Peccato che una persona di questo tipo, prima di acquistare un nuovo prodotto, si legga le info che trova sulla confezione e che – prima, dopo e durante la spesa – si faccia delle domande. E che si dia delle risposte… (ok, lo lascio sullo scaffale: costa tanto e non è assolutamente naturale, continuerò a farmi portare la spesa a casa da Casimiro, il mio bio pusher).
L’alternativa – mi vien da pensare – è che gli uomini marketing volessero conquistare la fetta di mercato che non si è ancora lasciata coinvolgere dai movimenti bio e equo-solidali. Ma penso che queste siano persone intimorite da una confezione tutta nera, un po’ troppo dark e aggressiva, che dite?
Lukino scrive:
1 Aprile 2008 @ 13:03che effettivamente questo packaging a metà tra l’ipod e gli psicofarmaci è il motivo principale per cui io e quelli con cui ne ho disusso ci teniamo alla larga da “Alixir”. E intendo che non li tocco proprio, men che meno li prendo in mano per verificarne il prezzo (che non conosco) o gli ingredienti (altrettanto). Quanto al target credo sia abbastanza diverso dai bio-addicted: penso si rivolga piuttosto a esteto-salutisti e post-naturalisti, gente di cultura (o che si vanta di esserlo) che e pretende di controllare aspetto e funzionamento del proprio corpo con alimenti naturali ingegnerizzati, magari dopo la delusione della dieta a frutta e verdura che non li ha trasformati in modelli da sfilata. Infatti anche se fortemente chimici, questi prodotti sia in pubblicità che nelle confezioni esaltano l’ingrediente naturale e le sue proprietà quasi magiche, e sull’ampia superficie nera del pacchetto non risalta molto il fatto che in realtà i biscotti siano in lega di cromo e vanadio.
ELMANCO / Stefano Ricci scrive:
1 Aprile 2008 @ 15:12Anche io sto giungendo alla stessa conclusione, che il problema (se problema c’è, perchè non ho mica capito come vadano le vendite) non sia nella comunicazione e design, ma insito nel prodotto.
Nonostante tutte le tendenze salutiste, la gente è sempre più abituata a mangiare cose “chimiche” (non capisco altrimenti il successo di Mac donalds), ma fare passare per naturale qualcosa che naturale non è, non mi sembra semplice. E’ una questione di chiarezza e percezione.
Non metto in discussione la bontà e l’efficacia dei prodotti Alixir (che non ho mai assaggiato), ma forse la loro è una “mission impossible”.
Alixir: la nostra verità sul nero-Barilla – Frizzifrizzi.it pingback:
1 Aprile 2008 @ 15:41[…] Update: trovate le opinioni degli altri partecipanti all’incontro su Dr_Who, Smeerch.it, Sai tenere un segreto?, 2spaghi, Mario Lupi’s Blog, bigoutblog, Giallozafferano, Aghenor Blog, Lo Spremiagrumi (lista in aggiornamento) Scritto da Simone il 31 Marzo, 2008Tags: advertising, cucina, design, eventi, lifestyle, roma […]
Daniel scrive:
1 Aprile 2008 @ 16:17Devo dire che neanch’io sono attratto né dalla confezione né dai contenuti. La paura del chimico però, ci tengo a specificare, non è del tutto fondata. Se una cosa proviene da un laboratorio, a livello scientifico ci sono poche differenze con quelcosa di naturale. In fondo anche la natura è un susseguirsi di reazioni chimiche, alcune così complesse che portano alla vita. Dunque non credo che ci sia da spaventarsi. (Lo stesso vale per i prodotti geneticamente modificati). Tutto quello che esce da una fabbrica viene testato e se deve finire negli apparati digerenti dei consumatori viene controllato con maggiore perizia.
E’ il concetto in sé che oggi non tira più nel mercato in evoluzione. Come tutti avete osservato il packaging è poco accattivante. A me ricorda gli alimenti per i bodybuilder o gli sportivi che mangiano robe schifosamente dense di nutrienti che se ne prendi due ti viene la nausea.
C’è qualcosa di sbagliato nel prodotto. Io resto ad indicare il marketing se in esso possiamo includere le radici del prodotto stesso ovvero l’idea di fondo, i metodi di produzione, la confezione e altri fattori più o meno evidenti.
Per concludere, io non li comprerei.
Daniele A. scrive:
1 Aprile 2008 @ 16:29Ho visto la pubblicità della linea “Alixir” e mi ha incuriosito … ho assaggiato qualche prodotto della linea “Alixir” e mi ha fatto … pensare. Anzi, prima ancora di assaggiare il primo biscotto, già pensavo. Pensavo al nero della confezione che mi ha impedito di vedere come fosse fatto il biscotto che stavo per mangiare, pensavo alla fatica fatta mentre assonnato alle 7 di mattina rompevo gli incartamenti (ogni biscotto era confezionato singolarmente!) che ostacolavano la mia fugace colazione.
Detto questo, non discuto nè l’efficacia delle scelte di marketing (si deduce già dalle vendite), nè l’efficacia dei “micro-organismi probiotici” di cui i prodotti sono imbottiti (si deduce già dagli studi scientifici). Discuto invece due scelte commerciali che, a mio parere, sono l’esatto opposto delle tendenze attuali della società e del consumatore italiano medio.
La prima scelta commerciale errata, che Tom ha già evidenziato, è quella di puntare su prodotti industrialmente e chimicamente modificati proprio in un periodo in cui “biologico” e “equo-solidale” vanno per la maggiore.
La seconda scelta errata è quella del confezionamento eccessivo di questi prodotti. Negli ultimi mesi, infatti, sta prendendo piede anche nella grande distribuzione la tendenza di vendere prodotti sfusi: oltre a frutta e verdura, tra i banchi dei supermercati si trovano spesso caramelle, biscotti, pasta, ecc. da riversare in sacchetti per alimenti ed acquistare a peso. Tale tendenza è motivata, oltre che dalla possibilità di risparmiare, da una aumentata sensibilità della gente verso il problema dell’inquinamento, dell’eccessiva produzione di rifiuti urbani e della raccolta differenziata.
In definitiva, se devo spendere fino al 50% in più per acquistare biscotti, pane o cereali, sceglierò un prodotto più genuino e meno inquinante, requisiti che Alixir non sembra avere.
gunther scrive:
2 Aprile 2008 @ 20:59peccato che non sono stato invitato da Barilla, sarei venuto anche io! Credo che tu abbia ragione è il prodotto è sbagliato meglio dire pensato male, non tanto la comunicazione e il marketing, anche se qualcosa hanno sbagliato anche lì inizialmente. Gli ho incontrati con uno stand in un convegno medico, dove pretendevano di spiegare a medici specialisti in scienze dell’alimemtazione come nutrirsi correttamente, non hanno fatto una bella figura. Sono errori capitano. Hanno sentito cosa ne pensavano in giro (i blogger spero) e hanno modificato molte cose. Per esempio hanno modificato il sito, hanno reso la comunicazione più simpatica, ma il prodotto quello è.
Tamara scrive:
4 Aprile 2008 @ 14:33Personalmente li ho interpretati come degli integratori alimentari travestiti da alimenti…pensata così forse la cosa ha tutto un suo senso, no?