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	<title>Commenti a: i giovini e internet</title>
	<link>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/</link>
	<description>100% succo e polpa del Design</description>
	<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 22:06:33 +0000</pubDate>
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		<title>di Lucio</title>
		<link>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-38339</link>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 15:26:06 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-38339</guid>
					<description>....kavolo...avete puntato bene e colpito meglio....33 anni tanti sogni alle spalle e tanti altri dinanzi gli occhi...sognavo dopo un diploma da tecnico delle lavorazioni ceramiche di frequentare l'università con la passione che avevo alle superiori ed invece del corso di industrial design mi sono con grande rammarico dovuto tuffare alla ricerca di un lavoro per tirare a campare e dopo 15 anni nonostante un lavoro sicuro sogno ancora di sedermi tra i banchi di una università a succhiare come una spugna avida da chi ne sa più di me da chi di quel mio sogno vive....per rispondere a TOM ...sono in pieno accordo cn te....e credo che il problema sia nelle tante persone che fanno scelte di collettivo scelte di moda o di gregge, quando sogni aspiri vuoi vivere di quello che ami fare, rubi anche la più piccola info a chi cerca di insegnarti al compagno di banco che ne sa più di te o al professionista conosciuto per caso al bar...quando ti ritrovi su una sedia così un pò per caso tanto per...allora lì ti frega poco di correre per conoscere l'ultimo materiale usato da questo o quel design o di andare di sabato a visitare l'aziendona che produce il nuovo metacrilato di cui si parlava in quella rivista on line....in quel caso ti frega solo della vacanza, dell'ipod aerografato o dela suoneria che con un suono strano ti avvisa del sms degli amici il sabato sera....un saluto di ammirazione a tutti quelli che trasformano la passione nel lavoro quotidiano!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;.kavolo&#8230;avete puntato bene e colpito meglio&#8230;.33 anni tanti sogni alle spalle e tanti altri dinanzi gli occhi&#8230;sognavo dopo un diploma da tecnico delle lavorazioni ceramiche di frequentare l&#8217;università con la passione che avevo alle superiori ed invece del corso di industrial design mi sono con grande rammarico dovuto tuffare alla ricerca di un lavoro per tirare a campare e dopo 15 anni nonostante un lavoro sicuro sogno ancora di sedermi tra i banchi di una università a succhiare come una spugna avida da chi ne sa più di me da chi di quel mio sogno vive&#8230;.per rispondere a TOM &#8230;sono in pieno accordo cn te&#8230;.e credo che il problema sia nelle tante persone che fanno scelte di collettivo scelte di moda o di gregge, quando sogni aspiri vuoi vivere di quello che ami fare, rubi anche la più piccola info a chi cerca di insegnarti al compagno di banco che ne sa più di te o al professionista conosciuto per caso al bar&#8230;quando ti ritrovi su una sedia così un pò per caso tanto per&#8230;allora lì ti frega poco di correre per conoscere l&#8217;ultimo materiale usato da questo o quel design o di andare di sabato a visitare l&#8217;aziendona che produce il nuovo metacrilato di cui si parlava in quella rivista on line&#8230;.in quel caso ti frega solo della vacanza, dell&#8217;ipod aerografato o dela suoneria che con un suono strano ti avvisa del sms degli amici il sabato sera&#8230;.un saluto di ammirazione a tutti quelli che trasformano la passione nel lavoro quotidiano!
</p>
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		<title>di Lele</title>
		<link>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-37009</link>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 15:32:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-37009</guid>
					<description>Ciao a entrambi, vi leggo da qualche mese, da quando ho intrapreso la strada del design a tempo pieno, e non vi nascondo che siete una delle mie finestre preferite su questo mondo.
Il commento di Luk lo capisco e sono più che convinto del suo pensiero sui tempi della tecnologia, ma condivido l'impressione di Tom.
Sono entrato in questo vostro mondo carico della mia esperienza ingegneristica passando (di nuovo) dalla porta di una scuola. Ho vissuto 12 mesi di Master dentro un istituto di design, ho visto, ho sentito e adesso ne esco con una sensazione ben precisa.
Mi ricordo i tempi non troppo lontani di Ingegneria, dove la passione era nell'aria e si percepiva nell'atteggiamento di tutti indistintamente, in quelli che di lì a poco si sarebbero affermati e in quelli che purtroppo avrebbero desistito.
Eravamo tutti giovanissimi, tutti stra-fancazzisti, veri professionisti del fancazzo direi, tutti poco propensi ad un impegno maturo, ma nonostante ciò tutti illuminati da una scintilla di curiosità che ci univa e ci muoveva.
Poi ho provato il design e l'aria stranamente mi è sembrata diversa.
Ho percepito la stessa situazione che denuncia Tom. L'impressione che alcune di quelle menti non vivessero, sfruttassero e sentissero pienamente la loro occasione, e non parlo dei miei colleghi di master ormai navigati, ma delle giovani matricole dei corsi post-diploma.
Eppure credo che, seppure i contenuti e i modi dell'istruzione siano diversissimi dall'ingegneria, gli atteggiamenti dovrebbero essere gli stessi della mia precedente Uni. Anzi, a maggior ragione qui si dovrebbe essere ricettivi al mondo, alla tecnologia, alle novità in un campo dove l'inventiva, il know how e la pratica sperimentale sono fondamentali per il successo e la crescita.
In generale si potrebbe avere proprio l'impressione che essere a scuola di design sia motivo di lustro più che scelta consapevole, un parcheggio di lusso in attesa di una strada da percorrere.
E' stata la mia impressione, ma sono pronto a ricredermi, dopotutto in più di un caso ho trovato anche un mare di passione pronta ad esplodere.
Comunque sia, a tutti va il mio più sincero in bocca al lupo... a quelli che ci credono e faranno il futuro del design, a quelli che ci sono ma non ci provano e che spero trovino la loro strada, a voi, per il vostro lavoro e per questo foglio... e un pò anche a me, per questo nuovo percorso.
Se vi capita date un'occhiata al prodotto di questo anno: si chiama Chicane, è un concept Maserati, e sarà presentato a Ginevra la prossima settimana.
Ci leggiamo qui, saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a entrambi, vi leggo da qualche mese, da quando ho intrapreso la strada del design a tempo pieno, e non vi nascondo che siete una delle mie finestre preferite su questo mondo.<br />
Il commento di Luk lo capisco e sono più che convinto del suo pensiero sui tempi della tecnologia, ma condivido l&#8217;impressione di Tom.<br />
Sono entrato in questo vostro mondo carico della mia esperienza ingegneristica passando (di nuovo) dalla porta di una scuola. Ho vissuto 12 mesi di Master dentro un istituto di design, ho visto, ho sentito e adesso ne esco con una sensazione ben precisa.<br />
Mi ricordo i tempi non troppo lontani di Ingegneria, dove la passione era nell&#8217;aria e si percepiva nell&#8217;atteggiamento di tutti indistintamente, in quelli che di lì a poco si sarebbero affermati e in quelli che purtroppo avrebbero desistito.<br />
Eravamo tutti giovanissimi, tutti stra-fancazzisti, veri professionisti del fancazzo direi, tutti poco propensi ad un impegno maturo, ma nonostante ciò tutti illuminati da una scintilla di curiosità che ci univa e ci muoveva.<br />
Poi ho provato il design e l&#8217;aria stranamente mi è sembrata diversa.<br />
Ho percepito la stessa situazione che denuncia Tom. L&#8217;impressione che alcune di quelle menti non vivessero, sfruttassero e sentissero pienamente la loro occasione, e non parlo dei miei colleghi di master ormai navigati, ma delle giovani matricole dei corsi post-diploma.<br />
Eppure credo che, seppure i contenuti e i modi dell&#8217;istruzione siano diversissimi dall&#8217;ingegneria, gli atteggiamenti dovrebbero essere gli stessi della mia precedente Uni. Anzi, a maggior ragione qui si dovrebbe essere ricettivi al mondo, alla tecnologia, alle novità in un campo dove l&#8217;inventiva, il know how e la pratica sperimentale sono fondamentali per il successo e la crescita.<br />
In generale si potrebbe avere proprio l&#8217;impressione che essere a scuola di design sia motivo di lustro più che scelta consapevole, un parcheggio di lusso in attesa di una strada da percorrere.<br />
E&#8217; stata la mia impressione, ma sono pronto a ricredermi, dopotutto in più di un caso ho trovato anche un mare di passione pronta ad esplodere.<br />
Comunque sia, a tutti va il mio più sincero in bocca al lupo&#8230; a quelli che ci credono e faranno il futuro del design, a quelli che ci sono ma non ci provano e che spero trovino la loro strada, a voi, per il vostro lavoro e per questo foglio&#8230; e un pò anche a me, per questo nuovo percorso.<br />
Se vi capita date un&#8217;occhiata al prodotto di questo anno: si chiama Chicane, è un concept Maserati, e sarà presentato a Ginevra la prossima settimana.<br />
Ci leggiamo qui, saluti.
</p>
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	<item>
		<title>di Lukino</title>
		<link>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-36957</link>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 20:45:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.lospremiagrumi.com/2008/02/29/i-giovini-e-internet/#comment-36957</guid>
					<description>non saprei come eri tu dieci anni fa Tom, ci conosciamo da meno tempo, ma io di certo ero un cazzeggione con ben poche priorità "importanti".
Il discorso tecnologico invece l'ho già notato, ma credo sia l'inevitabile gap generazionale. I nostri nonni coltivavano i pomodori e ne facevano conserva, ammazzavano il maiale e ne macinavano la carne, chiudevano le galline la sera e raccoglievano le uova, impastavano la sfoglia al mattino presto, la tiravano col mattarello... e così le tagliatelle al ragù erano viste con un occhio ben diverso da chi nella frettolosa vita milanese le prende surgelate pronte monoporzione da microonde.
La nostra generazione è cresciuta con la tecnologia informatica, un vero geek di trent'anni ha iniziato con l'assembler dello z80 o del 6502 per arrivare ad avere cinque sistemi operativi virtualizzati contemporaneamente sul portatile in treno, c'è un viaggio notevole nel mezzo. Chi arriva oggi non potrà contare sulle stesse basi, così come noi non sappiamo fare la pista del maiale. La strada noi non la sapevamo, e neanche loro che sono partiti dopo, ma andranno più lontano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non saprei come eri tu dieci anni fa Tom, ci conosciamo da meno tempo, ma io di certo ero un cazzeggione con ben poche priorità &#8220;importanti&#8221;.<br />
Il discorso tecnologico invece l&#8217;ho già notato, ma credo sia l&#8217;inevitabile gap generazionale. I nostri nonni coltivavano i pomodori e ne facevano conserva, ammazzavano il maiale e ne macinavano la carne, chiudevano le galline la sera e raccoglievano le uova, impastavano la sfoglia al mattino presto, la tiravano col mattarello&#8230; e così le tagliatelle al ragù erano viste con un occhio ben diverso da chi nella frettolosa vita milanese le prende surgelate pronte monoporzione da microonde.<br />
La nostra generazione è cresciuta con la tecnologia informatica, un vero geek di trent&#8217;anni ha iniziato con l&#8217;assembler dello z80 o del 6502 per arrivare ad avere cinque sistemi operativi virtualizzati contemporaneamente sul portatile in treno, c&#8217;è un viaggio notevole nel mezzo. Chi arriva oggi non potrà contare sulle stesse basi, così come noi non sappiamo fare la pista del maiale. La strada noi non la sapevamo, e neanche loro che sono partiti dopo, ma andranno più lontano.
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