
Motori elettrici più piccoli di un capello, radio delle dimensioni di un granello di povere, schede di memoria di pochi millimetri dalla capacità di un terabyte, chip in grado di riconoscere gli odori, tessuti che assorbono l’energia solare. L’ultima che avrete sentito probabilmente è il parabrezza autopulente che non ha bisogno di tergicristalli. Frutti della nanotecnologia, tecnologie e materiali con cui un buon designer, abituato a proiettarsi nel futuro, ha già dimestichezza anche se non necessariamente ne conosce le basi scientifiche. Ma avete mai pensato di dovervi preoccupare delle implicazioni morali del nanotech?
Secondo un recente sondaggio dell’università del Wisconsin-Madison pare infatti che meno del 30% degli americani reputi la nanotecnologia moralmente accettabile. Le motivazioni pare che siano di carattere religioso: ma chi sono questi scienziati per sostituirsi a dio e creare materiali che non esistono in natura? Sembra il solito trionfo dell’ignoranza, invece Dietram Sheufele, che ha condotto la ricerca, assicura che il campione preso in esame era perfettamente a conoscenza di cosa siano e come funzionano le nanotecnologie. Per fortuna in Europa le percentuali sono ben diverse, tra il 54% britannico ed il 72% francese che non ha alcun problema a godere dei frutti della scienza, tuttavia chi ha a che fare col mercato statunitense farà bene a stare attento a non pubblicizzare troppo eventuali inclusioni nanotecnologiche nel suo lavoro.
Ora mi resta solo una domanda da fare a questo 70 e passa percento che ritiene moralmente inaccettabili le nanotecnologie: credete che la plastica cresca sugli alberi?
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