Consiglio Italiano del Design, chi c’è c’è

Lo avrete già visto nei commenti al precedente articolo su questo tema, ma lo ripubblico qui per dargli la visibilità che merita. Molta più attenzione meriterebbe questa faccenda, ma per le alterne vicende mie e del Tom in questi giorni LoSpremigrumi è un poco sottotono.
Andiamo al sodo: il Consiglio Italiano del Design è cosa fatta, ma già si profila come la solita telenovela all’italiana, tra amori, odi, colpi di scena e strane parentele. La miccia l’ha accesa ieri Fabio Novembre, che è stato invitato a farne parte. Via fax, ed un’ora dopo l’inizio delle danze. Nel fax, pubblicato insieme ai commenti di Novembre su Officina Creativa, compaiono 53 nomi tra cui noti accademici, vecchie conoscenze, giovani promesse e mostri sacri, capeggiati da un tal Giuliano da Empoli, che non so proprio chi possa essere, ma voglio sperare che sia solo colpa della mia vasta ignoranza e qualcuno nei commenti mi illumini insultandomi. Sottolineiamo che a quanto pare a questi personaggi viene dato un invito a partecipare, nessun compenso, e per ora non sono noti modi e luoghi ufficiali per sapere quanti effettivamente parteciperanno alle riunioni o di cosa si parlerà. Nei siti del Governo e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali addirittura non si trova traccia dell’iniziativa, ho già visto qualcuno chiedersi se non sia tutto uno scherzo…
Qualche indicazione sugli scopi, in realtà, viene riportata da alcune agenzie nelle parole di Rutelli: -L’istituzione del Consiglio del design è un impegno nazionale perché l’Italia migliori anche nella sua produzione pubblica. La segnaletica – prosegue - delle nostre città è brutta, nelle scuole, nelle stazioni, negli ospedali siamo molto più indietro di tanti altri Paesi. Possiamo migliorare, abbiamo le intelligenze e le capacità per farlo.
Opere pubbliche ed immagine, a quanto sembra dunque. La cosa da qualcuno è stata stigmatizzata, personalmente mi pare invece un ottimo punto di partenza, significativo in termini di immagine e senza dubbio necessario. L’inizio in realtà non è stato dei migliori, ma stiamo a vedere e speriamo che non diventi il seguito di “it”, quello lasciamolo a Stephen King.
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