Foto a tutto tondo

Foto a tutto tondo

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Dietro l’aspetto di bottiglia di sciroppo, BubbleScope è uno dei più interessanti prodotti che siano usciti sul mercato della fotografia dall’avvento del digitale. Un clic e questa macchinetta mascherata da medicina immortalerà non ciò che si trova davanti a voi, ma tutto quello che si trova intorno a lei, a 360° in verticale per 104° in orizzontale! Ok, siete tutti buoni a fare foto panoramiche, ma qui quello che c’è di nuovo è l’esperienza totalmente diversa: innanzitutto, non è più l’occhio del fotografo ma la fotocamera stessa il punto di vista della foto; anche impugnarla non ha nulla a che fare con l’esperienza comune; infine, chi scatta la foto non è più mero osservatore ma diventa soggetto della foto (a meno che non si nasconda sotto, ma perchè farlo?)

Un oggetto, insomma, che cambia totalmente il concetto stesso di fotografia come attività, che non avrà grande utilità nel campo della grafica pubblicitaria magari, ma darà una dimensione nuova agli album dei ricordi. Più che con le parole, meglio mostrarvelo con gli esempi di BubbleBlog, weblog promozionale dell’apparecchio. Non avreste voluto averla quella volta che siete stati…

Come tutte le rivoluzioni, tecnicamente BubbleScope è una pagliacciata: una biglia cromata sopra l’obiettivo, tecnica già ben nota (vedi questo video), ed un filtro (software) per trasformare le coordinate da polari a cartesiane. Per la visualizzazione è sufficiente Quicktime VR, che la maggior parte di voi avrà già installato insieme al celebre player senza neanche saperlo.

Prezzi e disponibilità ancora sconosciute, ma se intanto volete sperimentare basta anche un vecchio lampadario (Leggi il resto dell'articolo…)

Consiglio Italiano del Design, chi c’è c’è

Consiglio Italiano del Design, chi c’è c’è

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Lo avrete già visto nei commenti al precedente articolo su questo tema, ma lo ripubblico qui per dargli la visibilità che merita. Molta più attenzione meriterebbe questa faccenda, ma per le alterne vicende mie e del Tom in questi giorni LoSpremigrumi è un poco sottotono.

Andiamo al sodo: il Consiglio Italiano del Design è cosa fatta, ma già si profila come la solita telenovela all’italiana, tra amori, odi, colpi di scena e strane parentele. La miccia l’ha accesa ieri Fabio Novembre, che è stato invitato a farne parte. Via fax, ed un’ora dopo l’inizio delle danze. Nel fax, pubblicato insieme ai commenti di Novembre su Officina Creativa, compaiono 53 nomi tra cui noti accademici, vecchie conoscenze, giovani promesse e mostri sacri, capeggiati da un tal Giuliano da Empoli, che non so proprio chi possa essere, ma voglio sperare che sia solo colpa della mia vasta ignoranza e qualcuno nei commenti mi illumini insultandomi. Sottolineiamo che a quanto pare a questi personaggi viene dato un invito a partecipare, nessun compenso, e per ora non sono noti modi e luoghi ufficiali per sapere quanti effettivamente parteciperanno alle riunioni o di cosa si parlerà. Nei siti del Governo e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali addirittura non si trova traccia dell’iniziativa, ho già visto qualcuno chiedersi se non sia tutto uno scherzo…

Qualche indicazione sugli scopi, in realtà, viene riportata da alcune agenzie nelle parole di Rutelli: -L’istituzione del Consiglio del design è un impegno nazionale perché l’Italia migliori anche nella sua produzione pubblica. La segnaletica – prosegue - delle nostre città è brutta, nelle scuole, nelle stazioni, negli ospedali siamo molto più indietro di tanti altri Paesi. Possiamo migliorare, abbiamo le intelligenze e le capacità per farlo.

Opere pubbliche ed immagine, a quanto sembra dunque. La cosa da qualcuno è stata stigmatizzata, personalmente mi pare invece un ottimo punto di partenza, significativo in termini di immagine e senza dubbio necessario. L’inizio in realtà non è stato dei migliori, ma stiamo a vedere e speriamo che non diventi il seguito di “it”, quello lasciamolo a Stephen King.

Diesel ‘Liquid Space’ Holographic Fashion Show

Diesel ‘Liquid Space’ Holographic Fashion Show

le sfilate di solito sono una noia…. diesel ancora una volta è riuscita invece a far dire woww!

La guerrilla dell’Acclaim

La guerrilla dell’Acclaim

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La popolare rivista americana Mental Floss ha pubblicato nell’ultimo numero una classifica delle 10 “greatest” campagne di marketing non convenzioale. Ben quattro posizioni sono occupate da Acclaim, arcinota casa produttrice di videogames fondata nel 1987 e fallita per bancarotta nel 2004, cosa che fa un po’ meditare su quanto la sua guerrilla fosse effettivamente efficace… comunque, questi i suoi “capolavori” di marketing

Turok: Acclaim offrì un consistente premio in denaro ai primi 5 cittadini britannici che avrebbero legalmente cambiato il proprio nome in Turok. Più di 3000 persone si offrirono di farlo!

Shadow Man 2: All’uscita diq uesto gioco la compagnia si offrì di sponsorizzare le lapidi di persone morte di recente. A seguito delle numerose proteste, la campagna fu ritirata dicendo che era tutto uno scherzo.

Gladiator: Swords of Vegenance: Vennero affissi numerosi manifesti sanguinanti in giro per il regno unito. Sanguinanti nel senso che da essi colava un liquido rosso sulla strada sottostante per diversi giorni dopo l’affissione.

Burnout 2: Acclaim si offrì di pagare tutte le multe per eccesso di velocità staccate nel Regno Unito nel giorno della pubblicazione. La polizia inglese fece ritirare la campagna.

[via Wired]

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le avevo viste in rete gia qualche tempo fa, poi qualcuno stamattina me le ha segnalate di nuovo… grazie 1000 è davvero materiale da promuovere ;-)   ne trovate altre quiiii

la tazza… pantone!

la tazza… pantone!

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dopo le borse, potevan forse mancare le tazze? ma qualcuno sa se la cara pantone ha gia fatto una linea d’abbigliamento completa? …xchè se nn c’è ancora è meglio che si muova ;-) ah!… intato queste pote comperarle qui

Iphone … e fattela ‘na risata ;-)

Iphone … e fattela ‘na risata ;-)

:-D

The Media Revolution

The Media Revolution

un video affascinante fatto da casaleggio associati, che ho trovato or ora su  web2.0.it … che dir, una visione a mio avviso nn troppo lontana dalla realtà, a parte il fatto che la carta nn morirà tanto facilmente ;-)

Puchipuchi: carta scoppiettina virtuale

Puchipuchi: carta scoppiettina virtuale

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Io il bubblewrap l’ho sempre adorato, fin da bimbo quando lo chiamavo carta scoppiettina ed anche oggi, quando ne ho l’occasione, faccio esplodere di nascosto tutte le bolle che mi capitano sotto mano.

La giapponese Bandai, stanca dei robot giganti, deve aver pensato che sono in molti ad avere questa “malattia” e ha immesso in produzione una cura virtuale:  un film a bolle d’aria elettronico, che riproduce un piccolo pezzo di bubblewrap da usare come portachiavi e da schiacciare senza pietà al minimo accenno di nervosismo infantile. Corro in Giappone a comprarlo, ma solo se è stato riprodotto anche lo splendido feedback della plastica da imballaggio.

Prodotto in collaborazione con Putiputi, fabbrica di materiale da imballo, oltre allo sciac sciac della plastica riproduce ogni cento schiacciate degli strani suoni e versi di varia natura, ed ha una possibilità su 10000 di avere una bolla a forma di cuore, come nella plastica industriale. Bandai conta di venderne un milione entro marzo 2008.

[via Engadget]

Jet Pack

Jet Pack

chi negli anni ‘80′90 nn ha mai sognato di avere uno di questi cosi ;-) andate su www.jetpackinternational.com x saperne di + [via scifi.com]

Olivetti | design library

Olivetti | design library

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Olivetti un azienda italiana.. che la sa lunga, ogni tanto ricompare ;-) alla designlibrary!

Le ruote di plastica

Le ruote di plastica

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L’idea di sostituire i popolari cerchi in lega delle auto con materiali compositi a matrice polimerica non è del tutto nuova, ma finora era impossibile effettuare test e simulazioni affidabili e permetterne quindi l’omologazione stradale. Mentre i metalli sono più “prevedibili” ed uniformi, il comportamento dei compositi deriva in massima parte dalla posizione e dall’orientamento delle fibre, e piccole differenze possono portare grandi variazioni.

Ma ora l’istituto Fraunhofer-Gesellschaft di Monaco ha sviluppato una nuova tecnologia che permette di disporre e calcolare il comportamento di ogni singola fibra, aprendo nuove possibilità in questo campo. I cerchi in plastica sarebbero molto più leggeri, permettendo una grandissima varietà di nuovi design che non avrebbero più il limite di dover contenere al minimo il volume come per la lega, e permetterebbero anche migliori prestazioni e risparmio di carburante. Non è da escludere che questa tecnologia porti presto benefici anche in campi esterni all’automobilismo.