The New Italian Design - Il paesaggio mobile del nuovo design italiano
questo invito di certo nn ispira particolarmente (la font di paesaggio mobile … è semplicemente inguardabile!),
altra cosa: il sottotitolo era così fondamentale? sembra la classica traduzione dei film amercani quando sbarcano da noi… mah!?! cmq…. Visti i curatori qualcosa di buono ci sarà sicuramente
di seguito il txt dell’invito:
La Triennale di Milano e Macef invitano alla mostra
The New Italian Design - Il paesaggio mobile del nuovo design italiano
La mostra resterà aperta dal 20 gennaio al 25 aprile 2007
La mostra presenta i risultati della selezione effettuata in seguito al censimento The New Italian Design, lanciato dalla
Triennale di Milano nell’aprile 2006, rivolto ai giovani designer di nazionalità italiana. Il nuovo design italiano è stato analizzato come fenomeno con caratteristiche proprie e autonome rispetto alla grande tradizione dei maestri.Ne è emersa una mappa non limitata al furniture design, ma allargata a tutte le nuove forme di comunicazione che riguardano la professione del XXI secolo: dal food al web, graphic, fashion, textile, ai copyrighter, ai designer del
gioiello, ai progettisti della multimedialità…
New Italian Design
Il paesaggio mobile del nuovo design italiano
20 gennaio - 25 aprile 2007
Inaugurazione: venerdì 19 gennaio 2007, ore 18.30
A cura di Andrea Branzi
Ideazione e coordinamento: Silvana Annicchiarico
Comitato di selezione: Andrea Branzi, Silvana Annicchiarico, Alba Cappellieri, Arturo Dell’Acqua Bellavitis, Carmelo
Di Bartolo, Anna Gili, Cristina Morozzi, Stefano Maffei, Mario Piazza
Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì
Ingresso: € 8/6/5,00
Main sponsor:
Macef
Ras
In collaborazione con Regione Lombardia - Direzione Generale Industria PMI e Cooperazione
Partner tecnici
Samsung
LCS
Grafiche Milani
Media Partner
ATM
Fondazione Corriere della Sera
Proxima

tom scrive:
20 Gennaio 2007 @ 01:53appena rientrato dalla serata d’inaugurazione!
ALCUNI DUBBI…
1.a SIAMO NEL 2007?
2.a IL DESIGN è SOLO PRODOTTO?
3.a QUALE L’APPROCCIO ATTUALE AL PROGETTO?
ALCUNI PENSIERI
1.b QUESTA MOSTRA è ANONIMA, NN LASCIA NULLA
2.b OGGI FARE DESIGN è CREARE CROSS SELLING
3.b PROMOSSI i.d.lab CHE HAN MOSTRATO RFID
4.b SE X GLI ORGANIZZATORI IL MATERIALE ESPOSTO è DAVVERO LA PANORAMICA DI QUELLO CHE AVVIENE IN ITALIA NEL MONDO DESIGN, allora siamo davvero messi molto male. sembra ci sia una cecità voluta. conoscono ma nn dicono? la cosa mi lascia perplesso sopratutto conoscendo alcuni dei componeneti tra i “giurati” mi sembra strano che questa misera mostra sia il max dei loro sforzi. c’è puzza di bruciato, nn di marcio ma di ignoranza, ottusità che nn posso percepire in questo momento. chi vive nell’acquario del design sa che le componenti ormai sono prossime all’infinito, eppure si continua a parlare al 99% di design allo stesso modo da 60 anni!!! volete capire che il design oggi deve andar molto oltre, creare cross selling tra professionisti, tra aziende.. tutto per produrre nuovi scenari, cambiare le teste dei manager. insomma il designer di oggi deve essere la chiave di volta per le aziende,un poliglotta che parla di Mibtel come di PET! altrimenti è uno dei tanti…
A QUALE RIVISTA/QUOTIDIANO VI/SIETE ABBONATI?
Lukino scrive:
20 Gennaio 2007 @ 03:57Parlavamo proprio ieri sera di come io sia ampiamente disilluso di questo “genere” di design. Proverò adesso a rispondere ai tuoi dubbi, e dimmi che ne pensi:
1.a No, siamo in pieno Novecento. Avanguardia del novecento, ma sempre secolo scorso.
2.a No, il design è solo esposizione. Queste mostre sono fini a se stesse, e hanno l’unico scopo di guadagnare soldi con i biglietti ed i cataloghi, e di promuovere i loro “curatori”, non certo gli espositori.
3.a Approccio attuale al progetto: creare cose “strane” che vincano concorsi per concept così da veder apparire il proprio nome nel maggior numero di pubblicazioni possibile.
Io purtroppo non c’ero, e visto il programma dei mesi a venire dubito portò essere a Milano per visitarla, ma dimmi, sono lontano dalla realtà?
tom scrive:
22 Gennaio 2007 @ 00:54non 6 lontano dalla realtà. unico punto che controbatto è il 2.a il design è solo esposizione. quello che ci vendono ogni giorno non è design, è solo un aggettivo che incollano ai prodotti. usano questo termine senza saperne il significato, lo hanno distrutto, frantumato, tanto che oggi è inutile lamentarsi di come sia poco preso in considerazione questo lavoro. ci vedono ancora come quelli che scelgono forme e colori. e questo fa comodo a molti, aziende in primis. in molti credono che le professioni creative siano qualcosa che si fa no fatica e quindi ogni importo richiesto sembra un esagerazione. se vogliamo far qualcosa dobbiamo tenere a mente la storia, ma slegarci. fermarci un monento a riflettere. ripartire da zero!
Simo scrive:
23 Gennaio 2007 @ 12:48…concordo con quanto detto nei commenti…Volevo andarci il giorno dell’inaugurazione ma siccome sono masochista sono andato Domenica (spendendo 6 euro!!!No, non 8 euro perchè sono socio ADI…che fortuna..230euro di iscrizione all’anno per avere lo sconto di 2 euro alle mostre!!!!Perchè oltre ad avere gli sconti…che vantaggio ho??Vabbè…è un’altro discorso..) e devo dire che sono rimasto deluso da quello che proponeva la mostra…Molte cose erano fini a se stesse…irrealizzabile o comunque già viste e straviste!Ma avete visto ad esempio la “vasca” per il pesce rosso formata da due sfere di plastica unite da un collegamento. Ma questo è DESIGN?????Non commento il resto…(le borse fatte con le spugne della Vileda…il biscotto progettato da Damiani con un intaglio per “appenderlo”alla tazza…MA IO I BISCOTTI LI MANGIO!!!SBAGLIO??)Bhooo…non capisco…aiutatemi!
tom scrive:
23 Gennaio 2007 @ 14:08ciao simo! gli oggetti che citi a mio avviso sono pensieri “fotografati” con la materia per fermare un pensiero, sono oggetti che fanno ragionare. la boccia x i pesci dei joe è qualcosa che puoi definir inutile, eppure te ne ricordi. è frutto di un pensiero, e vuol portarti a soffermarti su quello che può essere un dettaglio, stessa cosa i biscotti del damiani. la direzione del prodotto oggi deve esser quello di lasciare una traccia nel nostro pensiero.
ma dimmi cosa ne pensi di uno dei classici nel nostro NEW ITALIAN DESIGN: il moscardino?
oggi è + difficile riconoscere un buon progetto da uno che cerca di esserlo. 20anni fa forse bastava la risposta sul mercato, ora c’è + ricerca concettuale e arrivare a cogliere il mercato sembra esser + complicato. tutti hanno gia tutto tutto e hanno gia visto tutto, allora se fai prodotto devi pensare a lasciare un messaggio…
Simo scrive:
24 Gennaio 2007 @ 14:27Ciao Tom!Quello che dici è vero solo in parte…vorrei ricordarmi di oggetti funzionali e belli, non di quelli che ricordo perchè mi fanno sorridere ma alla fine…Ricordiamoci che stiamo parlando di DESIGN, non di gadget da comprare su D-mail….
Il moscardino??Geniale!!!
E’ vero che è difficile arrivare a cogliere il mercato, tutti han già visto tutto…Ma ritengo che se bisogna lasciare un messaggio, almeno che sia significativo e non superficiale..
tom scrive:
24 Gennaio 2007 @ 16:23concordo… il messaggio è la chiave di volta, e renderlo comprensibile al primo sguardo la vera sfida! beh! diciamo che se ne colgo il senso entro i primi 5 min. allora è un buon progetto?! (probabilmente si) aumentando la complessità nella quale viviamo, il ruolo del designer dovrebbe esser quello di esplicare con un “segno” gesti del quotidiano
giulio scrive:
26 Gennaio 2007 @ 12:50ciao tom,
se questa nuova mostra ha un merito (almeno uno glielo possiamo riconoscere!) è di aver suscitato un dibattito attorno ai valori dell’industrial design, alla nuova generazione dei designer nostrani, al mondo di intedere questa professione.
ti prongo di aprire un dibattito: ieri sera sono stato alla design library e lì se ne è discusso con virginio briatore: ma credo che ci sia un bisogno più esteso di confronto e dialogo…
tom scrive:
29 Gennaio 2007 @ 01:04ciao giulio, pensavamo proprio di aprire un forum su tale discussione in questi giorni… appena l’IT si ripiglia partiamo. c’è molto da discutere. un dibattito attorno al significato stesso di designer oggi e capire xchè la triennnale ha imbrigliato il design nel solo industrial. cosà penserà chi vedrà tale mostra ad aprile durante il salone? che il nostro saper far design (quello del made in italy anno 2007) si limita all’ industrial, speriamo proprio di no, ma nn vedo come da questa mostra chiuque possa cogliere che qua andiamo oltre il singolo prodotto… speriamo di far partire da queste pagine un efficace discussione
Lukino scrive:
29 Gennaio 2007 @ 09:08con il forum è un già da un po’ che sto sperimentando, tra qualche giorno vedrete sarà attivo!
tom scrive:
3 Febbraio 2007 @ 15:31e se mi sbagliassi? se questa mostra per quanto discutibile, abbia davvero centrato la situazione? se come diceva ieri stefano, ci immaginiamo il tutto organizziamo in un diagramma dove appunto l’industrial fa da padrone…. forse è davvero così. le componenti del mondo design sono ormai infinite e che ci piaccia o no, in italia design equivale al 9o% col furniture. il resto esiste e ne siamo tutti pienamente consapevoli, ma ancora nn ha lo stesso peso del “prodotto” insomma c’è ancora molto da lavorare qua. che ognuno segua la propria strada e che il dibattito inaugurato faccia sbocciare nuove idee.
il messaggio che forse ha ancora bisogna di uscire è il valore di questo mestiere. è un mestiere dove mente e cuore devono essere sincronizzati. il design è la risorsa strategica di questo, e di tutti i paesi e fin tanto che n riusciremo a metterlo in testa ai “governanti” ci sarà molto da lottare. c’è un ignoranza di base sulle figure “creative”. Chiaro che nn possiamo aspettare lavoro dallo stato (come dice odoardo fioravanti), ma nn è una forma di statalismo per il design quella che occorre. è un semplice riconoscimento della figura del designer e di tutte le figure creative. per ora gli unici che stanno facendo un operazione di “educazione” sembra essere il sole24 ore con il suo inserto nova… speriamo che altri seguano questo esempio, intanto avanti con tutta la passione che ci contraddistingue!
stefi scrive:
3 Febbraio 2007 @ 15:45mah…
questa mostra non vi piace.
non vi piace la curatela, l’allestimento, cosa c’e’ e cosa non c’e', e altri cento dettagli.
ok, il messaggio e’ chiaro, forte e ricevuto.
leggendo i vostri commenti devo dire che sono un po’ invidioso…
nel contempo deduco che la vostra esperienza di mostre di design (italiano e non, in triennale e non), sia di tutt’altro tipo…
giusto per capirsi, quali sono le mostre che vi piacciono?
quelle che a vostro modo di vedere funzionano bene?
le mostre di boeri tipo “use” vi sembrano piu’ appropriate?
forse quelle di ezio manzini?
quelle dell’adi?
milanomadeindesign a new york? quello e’ il modello?
vogliamo mettere a confronto questa mostra con le “good news” di fulvio irace? quella mostra li era un modello di operazione culturale intelligente?
chenneso’…. ….l’ultima mostra di design in triennale era quella su albini.
quello vi sembra un modello migliore?
suvvia…
avreste preferito una bella curatela alla fulvioirace, con un simpatico allestimento di renzopiano?
gentilmente,
per i tonti come me, perche’ non ci date degli esempi chiari e circostanziati.
non affermazioni di principio dove vale dire tutto e il contrario di tutto.
un post dove ci date il link a quella mostra perfetta e che a vostro modo di vedere e’ la maniera giusta di trattare questi temi…
senno’, il tutto si riduce al fatto che a uno piace il carattere tipografico e all’altro no…
:-)
questa mostra nonostante abbia alcuni limiti e’ a mio modo di vedere un momento di passaggio, di rottura, nel bene e nel male e’ una mostra importante.
se penso alla mostra (o libro) standard dell’adi, qui siamo anni luce avanti.
c’e’ una curatela, c’e’ un criterio di selezione riconoscibile (magari opinabile, ma c’e’ una curatela),
e’ una mostra di “parte”, “tendenziosa”, che finalmente fa un po’ discutere e litigare (che per essere una mostra e’ una qualita’ mica da poco).
tom scrive che “questa mostra e’ anonima”.
ok.
allora come definiresti le mostre sopracitate?
dici che “questa mostra non lascia nulla”.
non e’ vero.
nel momento in cui ti prendi la briga di fare partire questa discussione sul tuo blog, stai negando l’assunto di partenza.
questa mostra, nonostante i suoi limiti, non e’ per nulla anonima.
prova empirica ne sono i dieci commenti sin qui raccolti (solo sul tuo blog).
se fosse anonima, nessuno si sarebbe preso la briga di ragionarci sopra.
questa mostra a me sembra un esercizio molto interessante,
difficile,
camminare sulla corda tesa con cento lukino che non aspettano altro che darti contro.
…e il font non mi piace…
…e il biscotto non e’ di mio gusto…
…e il design non e’ un gadget…
…e mi sembra superficiale…
…e questo & quello…
mmmmmmmmmmmmmmmmhhhhhhhhhhhhhh…..
onore ad andrea branzi e ai suoi complici che si sono messi in gioco, si sono esposti,
hanno avuto il coraggio di scegliere dei tagli critici chiari e definiti.
se avessero fatto la mostra dove c’era tutto,
per evidente motivo,
sarebbe stata una mostra dove non c’era niente.
che e’ esattamente quel tipo di mostra di cui ne abbiamo gia’ viste mille e di cui non si sentiva nessun bisogno…
;-)
kisskiss
buon fine settimana a tutti
tom scrive:
5 Febbraio 2007 @ 01:19che dirti, rispetto le altre mostre finora viste in triennale questa nel bene o nel male lascia parlare perchè parla di ciò che avviene oggi, cose che ognuno di noi vive in primo piano. Le altre hanno sempre avuto un atteggiamento distaccato dal presente.
Avevo scritto nn lascia nulla, xchè io vedendo questa mostra nn ho scoperto nulla di nuovo.
Rimango perplesso xchè mi aspettavo che entrando in questi spazi avrei trovato il racconto del progetto, non i prodotti nudi. mi spiace che nn appaia il percorso che abbia portato alla realizzazione di alcuni oggetti. Ad esempio ci sono i prodotti pensati x coop ma neanche una riga (o forse l’ho persa io) che dica cosa sia stato, come sia nato questo progetto. aggiungere questo tipo di elementi avrebbe dato un valore aggiunto a quei prodotti.
come dice giulio: se questa mostra ha un merito è quello di suscitato un dibattito attorno ai valori dell’industrial design, alla nuova generazione dei designer nostrani, al mondo di intedere questa professione.
le critiche fanno crescere, se come sottolinea stefi questa mostra ha gia fatto un passo rispetto quelle ADI etc… allora cogliamone tutti gli aspetti, positivi e negati in modo che la prox volta il risultato sia migliore. xchè la prox mostra potrebbe essere curata da uno di noi.
nel frattempo avanti, ognuno esprima i propri disappunti, critiche o note positive. se nn si discute nn si cresce…
tom scrive:
7 Febbraio 2007 @ 02:03oggi sono stato omaggiato del libro della mostra… i commenti i prox giorni
unodeicuratori scrive:
13 Febbraio 2007 @ 13:09sono uno dei curatori…della mostra…e ho trovato interessante la vostra discussione…mi piacerebbe una discussione ..punto punto..magari anche viso a viso..
capisco molte critiche..e vorrei in maniera..si un po’ avanguardista e demodè…esporre le mie (nostre) ragioni.
che ne dite cari tom, stefi, lukino….etc
un saluto a tutti
PS
fa piacere sentire qualcuno “vivo” anche se con un atteggiamento critico
tom scrive:
13 Febbraio 2007 @ 16:38ottimo!
ben felice di questo segnale di dialogo…
ottimo per noi, e x tutti quanti credono in questo magico mondo del design.
organizziamo l’incontro!!!
unodeicuratori scrive:
14 Febbraio 2007 @ 09:17tom se sei d’accordo usiamo questo spazio virtuale per acordarci. aspetto conferme sulla mia prossima settimana e se per te è ok magari ci accordiamo per un aperitivo e chiacchiere da qualche parte ok?
saluti a tutto il network
tom scrive:
14 Febbraio 2007 @ 10:34OK! attendo le tue date e quelle di stefi, ne uscirà una bella discussione!
buona giornata a tutti
unodeicuratori scrive:
16 Febbraio 2007 @ 13:48settimana prossima ho un viaggio..possiamo fare un aperitivo. martedì 27 ore 19.30-21.00 ..posto a vostra scelta…
fatemi sapere
tom scrive:
16 Febbraio 2007 @ 16:10va bene, ci sentiamo 24h ore prima x conferma!
buon week end
edope scrive:
16 Febbraio 2007 @ 22:41Ciao a tutti. Mi aggiungo con piacere a questo fermento e brindo con tutti voi a questa mostra che sembra proprio aver stuzzicato molte corde. A proposito, ho appena lanciato su coroflot.com uno spazio/una provocazione dedicata al ‘made in italy’, che vuol appunto essere anch’essa uno stimolo ad approfondire quel che siamo (da creativi) rispetto alle visioni che del design andiamo proponendo/dovremmo proporre. Se potessimo traslare le nostre discussioni sul piano di scenari e visioni piuttosto che su prodotti, che di esse sono diretti portatori, allora penso che riusciremmo ad avvicinarci al nocciolo.
Edoardo da Milano. Piacere di conoscer tutti!
verner scrive:
22 Febbraio 2007 @ 15:33Ciao ragazzi….mi piace questo dibattito….!
Anche io sono rimasto deluso da questa mostra…per vari motivi ma soprattutto per il fatto di esserne stato escluso senza alcuna delucidazione….ma è la vita….;)
Fare il designer non è affatto semplice e purtroppo nemmeno le aziende facilitano la situazione….
Vi saluto con un in bocca al lupo e buon design a tutti!
unodeicuratori scrive:
24 Febbraio 2007 @ 11:08considerazione…
ogni mostra ha dei limiti…e delle caratteristiche originali.
in questa..le caratteristiche originali la vincono sui limiti che pur ci sono.
dal mio punto di vista questo è il primo tentativo di dire qualcosa al di la delle mostre (?) similADI-CompassoD’ORO (che non rappresentano certo la realtà del design emergente) e delle solite mostre di mobilieri..e/o dei maestri.
il tutto perfettibile..limitato, non esaustivo..e che non sembra una fiera..
a me non par poco..
per verner…una mostra propone un taglio critico e una selezione…purtroppo non può poi “giustificarsi” con gli esclusi..
sta nelle regole del gioco..
edope scrive:
27 Febbraio 2007 @ 12:11confermato l’aperitivo per stasera?
verner scrive:
27 Febbraio 2007 @ 19:13Caro curatore, mi spiace, ma non sono daccordo….perche ci si deve giustificare con gli esclusi quando :
1) si poteva partecipare con solo 3 oggetti e ci sono invece designer che espongono 4/5 oggetti…
2) aperta ad altri settori come la grafica ed altri e dal bando non risultava…(mi sembra….manon vorrei sbagliarmi)
Scusami ma questa lista della spesa va fatta alla luce del fatto…che il design è purtroppo molto spesso regolato non da criteri oggettivi ma da simpatie e chi ne vuole aggiungere ne aggiunga….
Fare Design non è giocare caro curatore….perdonami la battuta…, ma consideralo come rappresentativo della passione che i giovani designer italiani hanno per questa professione.
Con questo….BUON DESIGN A TUTTI
tom scrive:
28 Febbraio 2007 @ 18:14hola verner,
non punterei il dito sul fatto di aver esposto 3 o 5 oggetti di un singolo designer, probabilmente quei pezzi meritavano + di altri e chi ha quei pezzi “in +” esposti a volte è qualcuno che ha molto da dire, concordo che nn sia sempre così ma nn certo questa la causa per cui alcune persone sono stati escluse.
non ricordo le esatte parole del bando ma se avesse escluso la grafica completamente sarebbe stata una mostra morta in partenza, anzi io ricrimino il fatto che ce ne sia fin troppo poca esposta. se poi vogliamo aprire un dibbatito su grafica e prodotto ok, ma entambe le tipogie equivalgono a far design ovvero progettazione…
il design è regolato da dati Soggettivi?
è vero, quando conosci l’autore è + difficile poter discindere il progetto dalla persona, ma è anche vero che se conosci il progettista sarà più facile capire il suo messaggio. il progetto è frutto di un pensiero non è il risultato di uno stupido 3d.
con questo, ci vediam tutti il 14 in triennale?
bona serata cari giovini
Antonio scrive:
5 Marzo 2007 @ 18:10Sabato ho visto la mostra anche io.
L’ho trovata poco convincente.
Anche se il lavoro di selezione è stato senz’altro notevole e tutto sommato condivisibile, il progetto di installazione, però, l’ho vissuto come castrante e a tratti incapace di comunicare l’effettiva qualità e complessità di quanto esposto. Troppi oggetti presentati: forse era il caso di selezionarne meno e descriverli in maniera più precisa? Penso per un attimo alla ricerca complessa e sofisticata di Elio Caccavale comunicata in maniera troppo sbrigativa.
Si respirava un forte effetto bazaar: a tratti mi sembrava di essere in un ‘mercatino delle cose’ più che ad una mostra sul nuovo design italiano.
La maggiorparte dei prodotti visibili era comunque valida (penso a Ulian, Adami, Caccavale, Cos, Contin, Damiani) anche se non sono mancati oggetti francamente imbarazzanti - uno su tutti: il ‘rosario’ di Joevelluto.
La parte più interessante del percorso è probabilmente l’ultima, quella parzialmente dedicata al food design.
Credo che questo evento, più che altro, vada visto come una sorta di chance per riflettere sulla condizione attuale del design italiano e sul suo (oramai perenne) stato di crisi. Questo, al meno, per gli “addetti ai lavori”.
Come occasione di comunicare alla massa la realtà del progetto italiano ‘nuovo’ (dove per ‘nuovo’ s’intende ’slegato’ dai soliti nomi del mainstream nostrano) penso sia invece un’occasione sprecata.
zazà scrive:
5 Marzo 2007 @ 20:31ma chi è andato all’aperitivo con unodeicuratori? E ci andate mercoledì sera all’incontro coordinato da Stefano Boeri? etc etc etc E tutto questo parlare alla fine a cosa porta? Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori e come dice una frase famosa: chi fa, fa. Chi non fa, parla. Chi non parla, amministra
))))))))))))))))
laraffica scrive:
9 Marzo 2007 @ 20:06Mi chiedo: ma perchè non mantenete una discussione su questo sito invece di incontrarvi in petit comité in un bar qualunque? Sarebbe più conveniente per il traffico sul vostro sito, credo. Ci avete pensato?
tom scrive:
10 Marzo 2007 @ 00:26cara laraffica ogni tanto bisogna pur guardarsi in faccia quando si parla
nn a caso spero di incontrarvi il 14 in triennale… CiauZ!
tom scrive:
14 Marzo 2007 @ 14:38alura chi c’è stasera?
STUDIO X scrive:
14 Marzo 2007 @ 17:41Ci sarebbe piaciuto essere presenti per discutere con gli altri designer selezionati un tema che ci sta causando seri problemi.
Il concept di tutta la comunicazione della mostra (didascalie in esposizione, catalogo, sito web) è decisamente fuorviante. Avevamo previsto che quel tipo di comunicazione ci avrebbe danneggiato non appena abbiamo visitato la mostra e sfogliato il catalogo, informando immediatamente i curatori.
Le schede nel catalogo e nel sito web confondono particolarmente. Proprio a fianco del titolo dell’oggetto in alcuni casi viene riportato il nome del produttore, in altri i nomi dei collaboratori ed in altri ancora il nome del cliente. Per capire chi è veramente il designer bisogna cercare il nome a piede pagina, relegato in mezzo ad un motivo decorativo con effetto moiré.
Sono stati messi in relazione diretta il nome del produttore/collaboratore/cliente, senza specificarne la qualifica, con il titolo del lavoro e in questo modo, agli occhi di chi legge la comunicazione in maniera superficiale, verrà immediato pensare che l’autore dell’oggetto è il produttore/collaboratore/cliente e non il designer.
Nel nostro caso la rivista DOMUS ha già pubblicato una foto di “Chinese Look” riportando erroneamente la paternità del lavoro. Proprio la rivista di cui Mario Piazza, direttore artistico del catalogo “The New Italian Design”, è creative director.
E’ paradossale che la comunicazione della mostra “The New Italian Design” invece di promuovere il design/designer italiano, lo danneggi. Il catalogo non solo non funziona come strumento informativo e di divulgazione, a causa del suo layout grafico fuorviante, ma nemmeno come oggetto a causa della rilegatura che ne compromette la praticità di lettura. Esso, il principale mezzo che rimarrà a testimoniare la mostra anche dopo la sua chiusura, è un triste esempio di come un’opportunità di realizzare un prodotto di design possa trasformarsi in un deludente fallimento.
tom scrive:
18 Marzo 2007 @ 01:12se vi può consolare all’incontro nn si è proprio parlato di questo problema( o magari ne hanno discusso nei miniti che mi son perso), l’incontro era + politico, sembrava + una cosa fatta per aver la coscienza apposto. ciè l’idea dell’incontro era bella peccato che quando l’atmosfera si scaldava (ovvero era finita la parte istituzionale della serata), la triennale doveva chiudere i battenti e ci ha sbattuti fuori…
x quanto riguarda il catalogo, il solo fatto di aver messo i nomi di coloro che hanno mandato la propria candidatura ma nn esposti come “candidati ma nn selezionati”, ovvero sarà x la prox!!! mi è sembrata poco utile se oltre alla mera sfilata di nomi avessero messo i contatti, tipo mail o sito web sarebbe stato quanto meno cosa + intelligente. ma si sà che a volte a qualcuno fa male pensare 30 secondi in + nn parliamo cosa può provocar alzar 2 dita