Molti colleghi della Facoltà del Design, quando parlo loro di brevetti sul software, pensano che la questione non li riguardi affatto:
-Che c’entro io col software? sarà un problema degli ingegneri!-
Sapete che un sito come questo potrebbe diventare illegale, pena il pagamento di saporite royalties? E’ un problema che riguarda molti, in realtà: provate a guardare questa famosa pagina.
Non serve utilizzare un computer per essere affetti dal problema, il software si trova in qualsiasi prodotto tecnologico: cellulari, automobili, apparecchiature mediche, perfino le lampade oramai vi seguono per la casa adattando il colore al vostro umore utilizzando sofisticati software di intelligenza artificiale. Ed anche se non saprete mai chi o come li ha creati, di certo ne pagherete il costo.
L’attuale legge nazionale non permette la brevettabilità del software, tuttavia presto la normativa cambierà per unificarsi alle nuove norme europee, attualmente in discussione. E siccome già da molti anni era comunque possibile richiedere i brevetti, pur se non si potevano perseguire i trasgressori, molte aziende, sopratutto americane, hanno comunque depositato un enorme know-how negli uffici europei pronti a citare in giudizio chiunque provi a pensare ciò che loro hanno già pensato.
Oggi, nella solita ignoranza dedicata dai media a questo argomento, si è svolta a Bruxelles una conferenza sulle maggioranze economiche nell’unione. Obiettio della Confederazione Europea delle Associazioni delle Piccole e Medie Imprese (CEA-PME), che rappresenta quasi 20 milioni di PME in europa, organizzatrice della conferenza, era quello di illuminare la commissione sulla posizione delle imprese europee in vista della seconda rilettura della proposta di legge, il 5-7 Luglio.
Questa discussione va avanti da molti anni: nel 2000 una consultazione “indipendente” concluse che, anche se il 90% degli intervistati era contro i brevetti sul software, erano invece quelli a favore a detenere la maggioranza economica.
Se questo dato già stride con una comunità basata sulle piccole e medie imprese, che difficilmente hanno i soldi da investire nelle spese legali che un simile sistema comporta, dall’altro viene contraddetto da tutte le ricerche contemporanee effettuate da altri istituti.
Questa lunghissima diatriba è oramai prossima al termine: presto ci sarà il voto definitivo in parlamento, e la confusione è ancora molta. Il 4 luglio, a Milano, la camera di commercio organizza un convegno per aiutare i rappresentanti delle imprese a capire come potrebbe evolvere la situazione normativa, e quale impatto avrà sulle imprese stesse.
E’ acceso in questi giorni il dibattito sulla competitività: addirittura si è parlato di dazi sulle importazioni! Eppure nulla si è detto di quanto potrebbero costare i brevetti all’Europa… O credete forse che comprare le nostre idee dagli americani ci aiuterà a conquistare quote di mercato in Cina?
carlao scrive:
4 Luglio 2005 @ 14:30Tutto troppo vero e triste. Banana (European) Republic.